Come creare sinergie positive in un club di rugby
Nella mia carriera ho avuto la fortuna di vincere quattro titoli italiani di rugby, due con il Petrarca e due con Milano. Anche ai tempi, come ora, mi piaceva riflettere e cercare di capire cosa era successo per ottenere quei successi ( italiano approssimativo ma spero efficace ). Gli aspetti che maggiormente mi avevano colpito in queste quattro annate vincenti erano stati sempre gli stessi due. 
Primo : la grande quantità di partite vinte per pochi punti o negli ultimi minuti.
Secondo: la sintonia che si era creata fra tutte le individualità che componevano la squadra :
- Presidente
- Dirigenti
- Allenatori , preparatori atletici
- Giocatori
- Staff medico e fisioterapico
- Magazzinieri
- Tifosi
Il primo aspetto è decisamente legato al secondo ed è di esso diretta conseguenza.
Come amo ripetere nei miei scritti, nulla avviene per caso nello sport. Non esiste quello cha a Roma chiamiamo “l’anno bono”, per dire con sarcasmo che la buona sorte accompagna le vittorie di una squadra. Tutto è frutto di azioni e situazioni ben precise e soprattutto creabili e ricreabili.
Come possiamo allora sviluppare questa sintonia, questa armonia fra i componenti di un club ?
1 La passione del presidente
Fondamentale che il presidente o in vece sua i massimi dirigenti siano animati da grande passione, trasmettano entusiasmo al gruppo, credano nel loro lavoro e abbiano sinceri valori che li caratterizzino. Siano presenti, comunichino costantemente le loro idee, partecipino attivamente alla vita della squadra. La loro presenza, che deve essere sempre positiva e sempre di incoraggiamento, è vitale per allenatori, giocatori e staff. Fortifica il gruppo e infonde sicurezza. Un grande presidente deve avere l’abilità di trasmettere la sua visione con sincerità e partecipazione emotiva. Non va bene il presidente che dal suo ufficio troneggia attaccato al cellulare, facendo affari per altre sue aziende e concedendo briciole di tempo al club, aspettando che tutti lo ringrazino per il contributo dato alla società ( intesa in senso lato ). Per essere più precisi, va benissimo perché ci mette i soldi ma se si limitasse a questo deve necessariamente esserci un’altra persona, vice presidente , direttore generale, direttore sportivo che lo sostituisca con passione ed entusiasmo nel ruolo di figura intermedia fra atleti, staff e società. Serve una figura di riferimento, appassionato, serio, autorevole, lungimirante e disponibile. Capace di programmare e risolvere i problemi con partecipazione ed impegno in prima persona. Impegno, passione ed entusiasmo quindi per definire un:
2 Obiettivo comune chiaro per tutti
Obiettivo che deve essere comunicato subito ad inizio stagione e ripetuto più volte durante l’anno. A secondo dell’importanza del club può essere di risultato per i seniores, primi tre posti/promozione/salvezza, oppure per il settore giovanile di prestazione sempre e costantemente, mai e poi mai di risultati. L’importante che sia ben chiaro a tutti e comprensibile, in modo da creare motivazione, attenzione e senso di appartenenza. Come spesso detto, obiettivo difficile ma realizzabile, lineare, non cervellotico e complicato. Condiviso con i vari settori ed elastico. Bisogna essere consapevoli che potrebbero essere necessari degli aggiustamenti perché qualcosa non procede come previsto. Infatti i responsabili del club devono essere in grado di stabilire obiettivi a breve e medio termine, che fanno avvicinare gradualmente a ciò che si vuole raggiungere, cosicché un’eventuale revisione dell’ obiettivo a lungo termine sarà più facile e indolore. Mantenendo viva la comunicazione e la partecipazione, tutti devono essere informati su come vanno le cose e percepire che non esistono fallimenti ma solo necessarie revisioni di un progetto che rimane valido ed attuale. La comunicazione fra le parti crea attenzione e responsabilità nei singoli a tutti i livelli. Tutti devono essere stimolati a dare il loro contributo per quella causa ben precisa. Tutti devono comprendere l’importanza del proprio:
3 Ruolo ben definito
Il presidente o il dirigente di cui sopra deve prestare molta attenzione nel definire con esattezza i compiti di ognuno. Non va bene il presidente tuttofare che, animato da grande passione, corre di qua e di là, facendo una gran confusione, perdendosi trafelato i 100 euro dalle tasche ed intervenendo in ogni discussione per risolvere tutto. O meglio, anche lui va bene in un club che ha poche risorse ma tutti i ruoli che svolge devono essere ben definiti e chiari a tutti. “Buongiorno sono il presidente, il segretario, l’allenatore e il magazziniere”. Perfetto ma ad orari ben precisi e in giorni ben precisi. Quando si allena non si possono ascoltare le lamentele delle mamme perché al figlio è stata data una L invece di una XXL.
Anche il presidente di un piccolo club deve perciò partecipare e saper demandare. Deve coinvolgere e delegare. Affidare compiti e ruoli. Così come lo deve fare il direttore tecnico, il primo allenatore, il capitano, il responsabile medico, il capo giardiniere. Dare la giusta importanza a tutte le forze che compongono il club. Ognuno con le proprie aree di responsabilità, ognuno coinvolto ed attivo perché deve essere consapevole che ha :
4 Un valore come individuo
Valorizzare tutte le individualità sia dei migliori, sia e soprattutto di quelli meno bravi, perché un giorno potrebbero essere chiamati per sostituire i migliori. Devono perciò essere messi in condizione di dare il meglio di loro stessi per contribuire al massimo delle loro possibilità, se trattati con rispetto sapranno rispondere con dedizione ed impegno. E’ necessario quindi far sentire sempre tutti importanti, incoraggiare, esortare ad imparare, a migliorare. Far sentire i più bravi ed i meno bravi, allo stesso modo, parte integrante di un grande progetto, parte attiva di un club. La coesione del gruppo, il rispetto dei singoli, assicurerà il raggiungimento dell’ obiettivo. Ognuno importante ma ognuno sostituibile.
Ricordo che quando andai via dal Petrarca a 21 anni per mia volontà( ero abbastanza viziato e volevo tornare a casa mia a Roma ), i dirigenti mi mandarono a salutare il presidente Geremia che mi aspettava nella sua azienda. Io, ritenendo di essere stato un giocatore fondamentale per la vittoria degli ultimi 2 scudetti, mi aspettavo che Memo mi chiedesse di ripensarci o mi facesse mille domande per capire la mia scelta o mi offrisse mari e monti per rimanere. Invece entrai nel suo ufficio e lui mi disse testuale “ Non ti sei trovato bene da noi, mi dispiace. Benon te saluto” Finito, 9 secondi netti, da record del mondo. Che grande presidente Memo, stava 50 anni avanti a tutti. Il primo a farmi capire che tutti sono importanti e nessuno è indispensabile. Senza di me ci sarebbe stato un altro 3/4centro che avrebbe dato il suo contributo, perché apparteneva ad un grande club, con solidi principi ed era perciò pronto a dare il massimo. Per la cronaca vinsero altri 2 scudetti di fila. L’impegno e la valorizzazione dei singoli quindi che devono essere esaltati da :
4 Partecipazione attiva ed appartenenza
Esortare la vita in comune, fare cene o fare in modo che chi ha la possibilità inviti a casa od organizzi momenti per stare insieme. Incontri allegri ma che esaltino i valori del club, della sua storia. Chiamando i vecchi giocatori, gli ex capitani, gli ex medici o gli ex autisti, stimolare i racconti ed i ricordi. Invitarli alle partite, alla consegna delle maglie. Organizzando eventi per ruoli o per settori, premiazioni per i migliori della settimana o del mese, con foto o targhe appese in club house o al bar, dare importanza a tutti ed entusiasmo. Creare aggregazione ed appartenenza. Cene od eventi che devono però evitare le prese in giro o le dimostrazioni di forza o di prepotenza, tutto deve essere fatto per integrare, sia con l’autorevolezza e la serietà dei discorsi, sia con le risate per il racconto della mischia carrettata sia con la spensieratezza dei canti della vostra città o regione, sempre all’insegna dei valori del nostro sport, del club e del vostro codice etico.
Divertendosi ma nel rispetto dei singoli, i più esperti devono essere d’esempio per quello hanno fatto ma soprattutto per quello che sono ora. Il presidente, come il capitano, come il capo cuoco .
Sempre per rimanere al Petrarca uno dei miei ricordi più belli è quello del primo allenamento al Tre Pini. Al termine dell’allenamento Borsatto, Gardin e Piovan mi invitarono per una pizza lì fuori alla pizzeria che mannaggia non mi ricordo come si chiama . Comunque, uno spaesato diciottenne di 75 chili con 3 bestioni di mischia. Una veloce pizza in cui con simpatia e serietà mi raccontarono del club e dei giocatori fra battute e storie più o meno serie. Bastò per farmi sentire subito uno di loro.
Difficile ricreare tutte queste situazioni ? Certo. Impossibile ? Certamente no. Se non in tutti gli aspetti, almeno in alcuni di essi bisogna provare ad agire per creare positività e forza in un club, per fare in modo che tutte le forze spingano unite nella medesima direzione. Entusiasmo, progettualità, organizzazione, rispetto, partecipazione nelle loro varie forme faranno la fortuna del vostro club.
Questa è la mia opinione.
Attendo la vostra.
Ciao
Stefano Barba
.



Articolo molto interessante, che mi piacerebbe approfondire.
Da sei anni ho attivato due associazioni su Roma:
RUGBY SERVICE: Associazione creata per attività di avviamento al gioco del Rugby, di propaganda con progetti curriculari ed extra-curriculari nelle scuole di primo grado e secondo grado (Rugby sotto casa).
Barbarian Schools Rugby Club: Club costituito a Marzo 2015 per divenire Società Tutor affiliata alla FIR, in quanto
e società blasonate non hanno ritenuto interessante la nostra progettualità e quindi da marzo scorso abbiamo prtato sul campo 2 scuole romane a partecipare sia al Campionato Nazionale delle Scuole che a ragruppamenti Fir a nome nostro.
Tutto grazie alla passione ed alla perseveranza mia e di chi ho avvicinato al progetto, (Speedy, Tondinelli Michela, Alessio Ascantini ed altri che sono passati
A presto
Mi devi fare un Autografo con dedica sul libro del “Primo Mondiale del 1987” dove ne hai fatto parte.
A presto.
Fabrizio Romani ex Pilone’63 Lazio Rugby.
Ti ricordo sempre con piacere sia come avversario che come tifoso.
A presto
Bellissimo articolo, complimenti!
Grazie
Francesco
Buongiorno! Ho letto gli articoli di Stefano barba con molto interesse! Sono stato Un suo allievo nelle nazionali giovanili e avevo piacere di risentirlo. Su FB non è presente. Posso avere un recapito telefonico o una casella mail?????
Ciao Stefano! Hai colto nel segno, nel mio piccolo ho contribuito al tuo fianco a fare quel piccolo pezzo di storia Petrarchino. La sinergia dentro e fuori dal campo ci rendeva veramente “fortissimi” e quanto hai evidenziato è ancora attuale e fondamentale perché un ambiente Rugbistico o meno possa avere successo! A presto Paolo
Ciao Paolo, non c’è il cognome quale Paolo sei ? Comunque un caro amico. Nessuno di noi diede un piccolo contributo ma tutti diedero il massimo delle loro possibilità. Come deve essere sempre nel rugby.
Anticipi quanto rispondo a Paolo Sturaro nel messaggio seguente: Fondamentale è la parola giusta per definire il rispetto di quei valori che animano il rugby e sono, soprattutto ora ancora più di prima, il giusto modo per far crescere i giovani.
Vi ricordo tutti con grande affetto per avermi permesso di vivere anni meravigliosi ed indimenticabili. Ciao a tutti.
P.S. Scrivimi in privato info@stefanobarba.it così magari mi dici pure il nome della pizzeria !!
Ciao Stefano, è bello leggere quanto scrivi, e riconoscere le situazioni che tu hai vissuto a Padova, in quelle che ho vissuto io a Rovigo, una sola domanda: quanto il professionismo straccione che vive il nostro sport in alcune realtà toglie queste situazioni ai giovani atleti? Un caro saluto e complimenti ancora per la tua attività.
Paolo Sturaro
Ciao Paolo, che belli i derby con Rovigo ! Che emozione, che passione , che tensione ! Hai colto nel segno, non solo il professionismo straccione che abbiamo in Italia ma il professionismo in generale sta minando l’essenza del nostro sport. Quando ero ragazzo credevo che il professionismo avrebbe fatto la fortuna del rugby. Mi sbagliavo e di grosso. Il nostro sport in particolare, perché ruota attorno a principi ben chiari e definiti ma tutti gli sport dovrebbero pensare che la crescita, la popolarità ma soprattutto la formazione dei giovani, ai giorni nostri, deve necessariamente passare attraverso l’esaltazione dei valori di amicizia, lealtà , rispetto e dico di più dello studio, del sapere, del conoscere. Al bordo dei campi di rugby vedo sempre più genitori simili a quelli fuori dai campi di calcio. Non è possibile . Presidenti, dirigenti, allenatori, genitori dovrebbero capire che il futuro campione deve essere prima un futuro uomo ! Impresa difficile, come ho detto prima, ma possibile. Per fortuna ci sono tante persone come te , come noi. Ciao Paolo e speriamo presto di rivederci.