doping

Il doping è l’uso di sostanze o medicinali con lo scopo di aumentare artificialmente il rendimento fisico e le prestazioni di un atleta.

Il doping è vietato. Pertanto chi fa uso del doping bara. Con se stesso e con gli altri.

Non solo.

Doping significa anche esporsi ad effetti collaterali ingiustificati spesso pericolosi. In altre parole vuol dire farsi male. A livello fisico e a livello mentale anche perché quando il tifoso scopre che un atleta ha fatto uso di doping, si sente imbrogliato. L’idolo diventa un truffatore. Al rispetto per l’atleta si sostituisce la rabbia e la delusione. Quello che era il campione, diventa improvvisamente un emarginato. E non sempre si riesce ad uscire dal tunnel.

Non c’è che dire: il doping è una gran brutta cosa. Per tutti.

Vi racconto una storia.

A me non piace ballare. Sono un pezzo di legno e sono certo di non esserne capace. Sono stati gli altri a convincermi. Buffo no? Bisognerebbe ballare innanzitutto per se stessi, per esprimersi, divertirsi, stare bene. Non per chi ti guarda. Ma ogni volta che entravo in pista, gli amici prima mi osservavano e poi cominciavano a darmi consigli. Ognuno diverso, quasi sempre in contrasto tra loro. Qualcuno dopo un po’ rinunciava senza nascondere la sua delusone. Altri, più tenaci, non mollavano e seguendomi continuavano ad impartirmi istruzioni. Arrivavo al punto di non sapere se ascoltare la musica o la loro voce. Mi sentivo osservato, criticato … in gabbia. Dopo un po’ il divertimento è sparito e non c’è voluto molto perché il ballare diventasse una seccatura, una cosa da evitare. Altro che spensieratezza !

Quando questa tortura è iniziata ero quasi un uomo.

I bambini sono fatti di una pasta più tenera. E proprio per questo dovrebbero essere maggiormente tutelati. Ad esempio nella spontaneità che mettono nel ballare. Figuriamoci rispetto al doping: una piaga talmente brutta, sporca, pericolosa che è difficile immaginare che possa riguardare anche loro.

Eppure, girando per i campi, ogni tanto ho la sensazione che proprio loro subiscano una forma di doping alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti. Sottile e deleterio: il doping che è in grado di esercitare il pubblico.

Non vi è mai capitato di vedere ai margini del campo, persone, spesso genitori, che urlano, inveiscono, si agitano, lanciano consigli che in un baleno si trasformano in ordini perentori e che si sovrappongono alle indicazioni degli allenatori? E di sentire critiche, anche pesanti, contro l’arbitro? E magari anche contro i giocatori? (vi ricordo: bambini). E di assistere a qualche litigio (non solo verbale) sugli spalti?

A me si.

I bambini che giocano nel campo e la bufera tutta intorno a loro che gli si abbatte addosso.

Secondo voi come si possono sentire?

Ogni volta mi sono chiesto perché tutto ciò accade.

La mia prima risposta è che alcuni spettatori dimenticano che i protagonisti della partita non sono loro, ma i bambini, impegnati in un confronto che dovrebbe essere fonte di divertimento e di crescita e che pertanto dovrebbe avvenire in un clima positivo e sereno.

E invece la realizzazione personale e il “bisogno di risultato” prendono il sopravvento.

Gli incoraggiamenti positivi, il sostegno sincero, il rispetto (per i giocatori e per il loro educatore), vengono cancellati da strumenti ritenuti più efficaci per raggiungere la (propria) vittoria. Come ad esempio caricare di tensione i giocatori (addormentati …), sostituirsi all’allenatore (incapace …), criticare e offendere l’arbitro (in malafede …) e gli avversari (scorretti …).

Diseducare, imbarazzare, appesantire i bambini per aiutarli ad ottenere un risultato.

Non è forse anche questa una forma di doping ?

Lo si potrebbe definire: l’uso di atteggiamenti diseducativi e deleteri da parte del pubblico, finalizzati ad aumentare le prestazioni dei bambini con lo scopo di soddisfare le proprio aspettative.

 

Il doping uccide anche i sogni.

E i sogni per un bambino sono i semi del futuro.

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