IL RUGBY DEL FUTURO .. Gambe veloci e cervello veloce – SZ13

La fisicità, la destrezza, la comprensione del gioco, la forma mentis, il gap tra noi e le altre nazioni, il rugby di base. 

 

In questi ultimi anni leggo spesso che uno dei principali motivi per qui la nostra nazionale non vince è legato alla differenza di fisicità tra noi e le altre nazioni. Si parla spesso di differenze di peso, di altezza.   Molto si è fatto in positivo ed in negativo.. per aumentare la fisicità, la velocità e l’atletismo dei nostri giocatori. Ricordo che qualche anno fa’, i responsabili del nostro movimento,  misero in piedi un progetto   denominato “ Progetto altezza”, dunque individuare e selezionare giocatori fisicamente dotati per aumentare peso e altezza in campo.., non importa se tecnicamente o tatticamente impreparati, il focus era, parlo al passato, sperando rimanga tale, concentriamoci sul fisico!  Questo meccanismo per me diseducativo nei principi che questo sport ci insegna, non solo si è rilevato fallimentare, ma spesso ha creato un meccanismo mentale nei giovani di 15-16-17 anni della serie ; sono piccolo e dunque sono inadeguato per giocare a Rugby, provocando spesso delusioni profonde in atleti capaci che amareggiati e traditi nelle loro aspettative hanno abbandonato i campi da rugby. Desidererei confrontarmi con chi l’ha voluto sperimentare in Italia per condividere tre cose :

  • Il gioco del rugby è un gioco dove si fondono grandi e piccoli, veloci e meno veloci ed è proprio in questa fusione di corpi che nasce e si plasma il futuro giocatore di rugby.
  • Nel rugby conta molto la destrezza, la sincronia, l’intelligenza e una forma mentis dove il processo decisionale e dunque la comprensione del gioco è una parte fondamentale per l’atleta di spessore del futuro!
  • Ho avuto il piacere di allenare Favaro Simone in giovanile per tre anni . Come ben sapete Simone non è altissimo e non pesa tantissimo. Beh dovete sapere che Simone Favaro, da me indicato come talento assoluto e giocatore di stazza internazionale fù scartato come giocatore di alto livello a 19 anni asserendo : non potrà mai diventare un giocatore internazionale, è troppo piccolo! Per fortuna, dopo tre anni , qualcuno con competenze autentiche cambio idea..! Simone Favaro ha delle doti che pochi hanno: Conosce il gioco come pochi, il tempo di  esecuzione, la sincronia e la destrezza per anticipare le situazioni tattiche.  Il tutto tutto unito a quattro cose che fanno di lui uno degli atleti Italiani che io stimo di più in assoluto: fame di imparare, passione, tenacia e altruismo!

             

                    Il gap tra noi e le altre nazioni, la forma mentis

Il gap tra noi e le altre nazioni è per me concentrato in queste parole :

Le altre nazioni, giocano, leggono e capiscono il rugby meglio di noi . Conoscono il gioco del rugby molto bene. Hanno una cultura ed una forma mentis molto più evoluta che coniugata ad un’intelligenza rugbystica qualitativamente alta, permette loro un’ interpretazione del gioco del rugby che viaggia ad una velocità doppia rispetto alla nostra. Qualche anno fa, vedendo la Scozia giocare contro di noi dissi : “Meno pensano  e più sono  veloci”, questo sta a significare che i giocatori scozzesi ( assolutamente in linea con noi per quanto riguarda peso, altezza e velocità..) conoscono bene il gioco, leggono velocemente la situazione creatasi e tutto questo unito al consolidamento delle abilità di base aiuta l’atleta ad anticipare la situazione di gioco e  negli sport di situazione, fa la differenza, eccome se fa la differenza. Queste abilità non nascono a caso , ma sono frutto delle  proposte tecniche, tattiche, pedagogiche che ricevi in fase di formazione, da chi te le insegna, dal tuo allenatore. 

                                           

                                       Il rugby del futuro

L’esordio alla prima partita della cosa del mondo avvalora la mia tesi : I giocatori Russi fisicamente sono potenti e veloci, ma mancano di requisiti, per me fondamentali, per esprimere un gioco offensivo di qualità :

Comprensione del gioco, abilità di base, velocità di pensiero, intelligenza tattica singola, di reparto, di squadra, ricordate .. “meno pensi e più sei veloce”, dunque risposta immediata alla situazione di gioco creatasi e giocatori formati sull’unica finestra che non si chiude mai : La finestra dell’intelligenza!

Il gap tra Russia e Giappone è nella comprensione del gioco, nella velocità di esecuzione, i Russi giocano un rugby strutturato a memoria, sono dei giocatori passionali, che giocano uniti , ma che mancano di efficacia. Eseguono il loro compito con dedizione , tenacia e passione, ma mancano di efficacia perché propongono un rugby a pezzetti, prevedibile e stereotipato.

Stessa storia anche per Nuova Zelanda Sud Africa , Sud Africa che aggredisce per 20’ minuti la Nuova Zelanda sul piano fisico con una grande pressione difensiva. Poi come d’incanto i Neozelandesi sistemano due cose tatticamente, alzano il ritmo e nel gioco rotto, nei palloni di recupero emerge tutta la tecnica , tattica, velocità di esecuzione nello stretto che mette alle corde i forzuti e potenti Sud Africani . Ancora una volta intelligenza, fantasia motoria, corpi che si riconoscono in un batter di ciglio, ecco cari amici del rugby, benvenuti nel rugby  del futuro, Fantastico!!!

 

                                   Il tutoraggio agli allenatori

Sono giunto a conoscenza, con molta soddisfazione , che la federazione ha ascoltato la mia proposta ed emulato il principio didattico della mia scuola di formazione Akkademia : allenare gli allenatori per offrire, con un tutoraggio continuo, competenze di campo ai formatori dei comitati federali i quali, a loro volta,  formeranno gli allenatori del rugby di base. Questo mi fa molto piacere, sono orgoglioso di aver contribuito a tale visone strategica . Mi permetto di dare due ulteriori consigli;

  • Gli allenatori hanno bisogno di campo, basta parlare, parlare e parlare, aiutateli in campo con un tutoraggio di grande qualità.
  • Bisogna scegliere formatori che hanno voglia di imparare, disimparare ed imparare di nuovo, formatori umili, che non vendono.. ma aiutano, di questo ha bisogno il rugby Italiano!

 

Nel congratularmi di nuovo con questa scelta,  c’è una cosa che non capisco : Perché continuiamo a far fuori allenatori di grande qualità e carisma come Conor O’Shea e Jaques Brunel e non proviamo invece a cambiare qualcosa partendo dal basso, dal chi gestisce il rugby di base.  Mettiamo in opera un progetto comprensibile a tutti gli associati con un tempo medio/lungo 3/5 anni che abbia degli obbiettivi OGGETTIVI e che parta da fondamenta SOLIDE cioè dal basso.  Qualcosa non funziona nella proposta formativa del rugby di base e se fossi il presidente federale,  comincerei il cambiamento proprio dall’origine, da dove nasce e si plasma il rugbista del futuro !

Buon rugby

Sergio Zorzi   – SZ13

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